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CATANIA. Trema la terra sull’Etna e scuote dal sonno gli abitanti di Pedara, Nicolosi e Trecastagni. Un’alba di paura quella vissuta ieri sul medio versante sud-orientale del vulcano quando, alle 5,20 e alle 6,12, due scosse di magnitudo 2.0 e 2.2 hanno fatto vibrare porte e finestre. Malgrado l’energia sia stata contenuta, l’avvertibilità locale, in taluni punti, ha toccato magnitudo 6.0. Questo perché il punto di rottura si trova un chilometro appena sotto il livello del mare, alla base dell’edificio vulcanico. Il che significa che tra l’ipocentro (la profondità) del fenomeno tellurico e l’epicentro (l’area superficiale interessata, a nord di Pedara, in zona Tarderia) c’è uno spessore di appena 1.500 metri. Per fortuna non si registrano danni alle persone o alle cose. Solo tanta apprensione tra la popolazione. Decine le telefonate giunte sia alla sala operativa della sede catanese dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sia ai centralini di carabinieri e polizia. Le scosse di ieri mattina, come spiegano gli esperti dell’Ingv, fanno parte di una sequenza d’una decina d’eventi iniziatasi nel pomeriggio di sabato alle 17,44 e proseguita nella notte. Eventi che seguono quelli delle scorse settimane (il 25 agosto il terremoto di magnitudo 3.6 a Linguaglossa, versante Nord) e degli scorsi mesi e che s’inquadrano nella fase di ricarica magmatica che dal dicembre del 2008 sta interessando l’Etna. «L’accumulo di materiale fuso – puntualizza Domenico Patanè, direttore della sezione etnea dell’Ingv – sta avvenendo in una camera magmatica superficiale che abbiamo localizzato alla base dell’edificio vulcanico, a una profondità di circa un chilometro sotto il livello del mare. Semplificando, accade questo: il magma che entra nella camera riempie gli spazi, pressando sulle pareti che lo racchiudono. Questo determina una dilatazione dello stesso edificio e, dunque, una deformazione del suolo che porta alle rotture lungo le faglie che come, un puzzle, compongono la struttura tettonica superficiale dell’area etnea. Si ricorderà, per esempio, quanto avvenuto fra il 13 e 27 maggio allorquando la pressione determinò l’attivazione delle faglie della Timpa, con conseguenti fenomeni di fratturazione dalla collina di Acitrezza fino al mare. Poi, tutto il segmento pedemontano compreso fra Milo, Sant’Alfio, Giarre. poi, la Pernicana, a monte di Linguaglossa». «Adesso, da sabato, ad essersi risvegliato è il proseguimento verso nord-ovest della faglia di Trecastagni, una struttura che passa per Pedara e giunge fino a Nicolosi, innestandosi, nel Rift (spaccatura, ndr) del versante Sud. In altre parole, a essere coinvolto nei fenomeni è tutto il sistema di strutture più o meno profonde che sono la propaggine della scarpata Ibleo-Maltese». «Visti i precedenti, ci aspettiamo nelle prossime ore altri terremoti di bassa intensità, ma avvertibili proprio perché superficiali. Andando indietro nel tempo, una sequenza simile lungo la Trecastagni- Pedara-Nicolosi l’abbiamo avuta il 30-31 ottobre del 2005 (allora si toccò una magnitudo compresa fra 3.7 e 3.9), e ancora nel luglio del 2002, quando la magnitudo massima fu di 2.9». Dunque, la ricarica continua, il suolo si deforma, i terremoti si susseguono: si va verso una nuova fase eruttiva… «Nel 2002, la sequenza sismica nell’area compresa tra Zafferana, Pedara e Nicolosi precedette di due mesi l’inizio dell’eruzione; nel 2005 i mesi trascorsi dai terremoti all’emersione della lava furono sei. Dunque, non è possibile dire con esattezza quando, come e dove la lava sgorgherà. L’Etna ci ha abituati, in media, a una fase eruttiva ogni 18-20 mesi. Saremo certi d’essere alla vigilia della nuova eruzione solo quando altri valori, come i livelli dei gas, o la deformazione a livello sommitale, aumenteranno ancora di più». «Oggi nell’area a ridosso dei crateri abbiamo una dilatazione del terreno che non supera il centimetro; viceversa, poco sopra il livello del mare si toccano i 4-5 centimetri. Un fenomeno che ha assunto una direzione Sud-Nord, con parametri più marcati proprio sul versante settentrionale». «E infine, il tremore vulcanico che si mantiene su livelli medio-alti. Il punto caldo si trova in linea con i crateri sommitali, a una profondità di 2000 metri dalla cima del vulcano; dunque nel cuore dell’Etna, 1000 metri sopra il livello del mare. E’ qui che ribolle la colonna magmatica che si va formando, lasciando emergere dalle bocche sommitali intense colonne di gas sulfurei – come riscontrato nei giorni scorsi dal nostro Mauro Coltelli –: gli orli del Nord-Est, della Bocca Nuova e dello stesso Sud-Est sono ricchi di concrezioni gialle, i sublimati di zolfo. Una sorta di cartina di tornasole...». Fonte "La Sicilia" |